Sammardenchia

Villaggi antichi


In comune di Pozzuolo del Friuli, a Sammardenchia, troviamo il più esteso inserimento preistorico dell’Italia settentrionale, ben 650 ettari, scavato dal 1985 in poi dall’Università degli Studi di Trento e del Museo Friulano di Storia Naturale.
Le decine di migliaia di manufatti trovati e l’analisi delle strutture fanno supporre l’esistenza non di uno solo ma di una serie di villaggi che si sono spostati nel tempo seguendo la fertilità agricola dei campi.
Fossati, buche di palo e silos sono le strutture rinvenute, nelle vicinanze delle quali sono stati trovati numerosissimi manufatti in selce scheggiata, sia di origine locale sia importata dalle aree alpine (punteruoli, bulini, microbulini, lame, elementi di falcetto, grattatoi), altrettanto numerosi strumenti in pietra verde levigata (asce, accette, accettine, anelloni circolari). Accanto ai resti litici sono stati trovate molte forme ceramiche (tazze carenate, vasi troncoconici, fiaschi, scodelle o piatti profondi). Frequenti sono le decorazioni dei recipienti ceramici come le incisione con fasci di linee, spina di pesce, motivi triangolari, talora riempiti con pasta rossa). Sono state rinvenute anche diverse figurine femminili in terracotta.
Dall’esame dell’interno complesso dei materiali si è desunto che l’economia del villaggio si basava su agricoltura, prevalentemente di farro ed orzo, allevamento e caccia. Si hanno evidenza di scambi e commerci con l’area padana e con quella balcanica. L’esame dei resti porta a datare il sito al Neolitico, con datazioni comprese tra 5.300 e 4.900 a.C.

 

 


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