Dal Patriarcato di Aquileia alla Patria del Friuli (1077-1420)

Confini


Per premiare la fedeltà del patriarca di Aquileia Sigeardo all’Imperatore Enrico IV di Franconia, nel 1077 i territori friulani e la città di Aquileia vennero separati dalla Marca di Verona e Aquileia per andare a costituire il Principato ecclesiastico di Aquileia. Con il titolo e le prerogative ducali, il Friuli venne a costituire un’entità amministrativa politico-religiosa a sé e uno dei maggiori principati feudali in seno al Sacro Romano Impero.
Il principato ecclesiastico era delimitato a nord dalle Alpi, a est dal corso del Timavo con parte dell’Istria (tra il 1077-1078), a sud dal Mare Adriatico ed a ovest dal corso del Livenza e, cosa piuttosto rara per l’epoca, eccezion fatta per piccoli territori sotto diretta dipendenza dell’Impero, esso godeva di unità territoriale che sarebbe durata tra alterne vicende per quasi 350 anni. Infatti, solo le guerre con i veneziani intraprese dopo il 1411 videro soccombere il Patriarcato nel 1420, quando i territori friulani, sulla base del cosiddetto ‘patto di dedizione’, furono inclusi nella Repubblica di Venezia.
A partire dal XIII secolo il Principato Patriarcale fu chiamato anche “Patria del Friuli” e dopo la conquista da parte della Serenissima questa denominazione verrà mantenuta ufficialmente per quasi un secolo ad identificare tutti quei territori passati dal controllo patriarcale a quello della repubblica veneta.
La regione istriana nell’XI-XII secolo divenne una marca a sé stante, attribuita alle più importanti dinastie d’Oltralpe e aggregata al Friuli o alla Carniola. Dal 1209 la sua titolarità divenne appannaggio dei patriarchi di Aquileia, ma il loro dominio quali marchesi (o margravi) d’Istria restò in gran parte nominale; altri poteri controllavano di fatto il territorio: al centro della penisola i conti di Gorizia e sulle coste Venezia.


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