I confini in età romana

Confini


Il limite orientale all’origine dell’età romana, era definito dai territori occupati dalle varie popolazioni e assecondava i loro spostamenti, assumendo caratteri e valori piuttosto instabili e mutevoli: da confine etnico, a naturale, a politico-militare.
Inizialmente divideva i Celti dai Veneto-Illirici, successivamente con l’occupazione di nuove terre e la fondazione di altre colonie esso corrispondeva ai limiti orientali degli agri colonici di Aquileia, di Forum Iulii (Cividale) e di Iulium Carnicum (Zuglio) per scorrere, fino al 50 a.C., lungo la fascia pedemontana delle Alpi Carniche e Giulie fino all’Isonzo, seguendo poi le estreme pendici carsiche, dall’Isonzo al mare.
Intorno al 42 a.C. il nuovo limite fu stabilito dal I Triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso e posto sul fiume Formio, detto ora Risano vicino a Capodistria mentre fra il 18 e il 12 a.C. fu Ottaviano Augusto, con la sua riforma regionale, ad ampliarlo fino sul fiume Arsia (Arsa), in modo da includere nell’Italia romana tutta l’Istria. Si formò così il confine orientale della X Regio romana, la Venetia et Histria, la cui capitale era Aquileia.
Probabilmente già in età augustea, con la fondazione della colonia di Iulia Emona, l’attuale Lubiana, il confine orientale dell’Italia romana si spinse ancora più a est, fino a raggiungere il passo di Trojane, in antico Atrans, che divideval’Italia dalla provincia del Norico.
Alla fine del II secolo d.C., con l’istituzione della Praetentura Italiae et Alpium, una regione militare di frontiera, le barriere difensive furono erette sulla dorsale dei monti Nevoso e Jelenec sino a raggiungere l’Adriatico di fronte all’isola di Veglia.


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